Aspettando la Giornata Internazionale della Donna 2021.

Ad una settimana esatta dalla Giornata internazionale della donna 2021, ripercorriamo i passi fondamentali compiuti lungo la via della parità dei sessi in Italia.
Verso la fine dell’Ottocento le donne in Italia cominciano a vedere riconosciuti alcuni dei basilari diritti umani, come quello all’istruzione, ottenuto nel 1874, quando alle donne è consentito l’accesso ai licei e alle università.
Nel 1902 viene approvata la legge che vieta a donne e bambini la mansione di minatori e limita le ore lavorative giornaliere a 12.
Durante il primo conflitto mondiale le donne prendono il posto di lavoro degli uomini mentre questi sono impegnati al fronte, riaccendendo il dibattito sulla loro condizione. Con la Legge Sacchi, nel 1919 viene abolita l’autorizzazione maritale e consentito alle donne l’accesso ai pubblici uffici, esclusi la magistratura, la politica e l’esercito.
Il regime fascista promuove l’ideologia che vede nella procreazione il principale dovere della donna, causando un declassamento dei diritti acquisiti fino a quel momento.
L’emancipazione delle donne subisce una ulteriore battuta d’arresto con le leggi razziali del 1938, ma già dal 1945 viene approvato il suffragio femminile, ed in occasione del Referendum istituzionale del 2 giugno 1946 le donne partecipano alla scelta tra la Monarchia e la Repubblica.
Finalmente, nel 1948 viene redatto il testo della Costituzione Italiana, che nell’art.3 garantisce pari diritti e pari dignità sociale alle donne in ogni campo.
Dopo questo importante riconoscimento, la spinta femminista riprenderà intorno agli anni Sessanta, al tempo del boom economico che vede cambiare profondamente le abitudini delle donne e la mentalità collettiva.
Con la legge n° 66 del 9 febbraio 1963, alle donne è consentito entrare in Magistratura. Bisognerà attendere il 1981 per vederle partecipare al corpo di Polizia e addirittura al 1999 per la loro ammissione nelle Forze Armate.
Prima del 1970 per le coppie sposate era possibile solo separarsi, con il rischio per la donna di rovinare per sempre la propria reputazione e di non ottenere nessun diritto per sé e per i suoi figli. Con la riforma del Diritto di Famiglia del 1975, anche i figli nati all’infuori del matrimonio saranno considerati ugualmente “legittimi”, l’adulterio del marito potrà essere considerata una causa plausibile per la separazione e sarà possibile la comunione dei beni.
Dal 1978 è possibile interrompere la propria gravidanza volontariamente, ed in seguito, nel 1981, arriva anche la legge per abolire il “matrimonio riparatore” e il “delitto d’onore”.
Infine, nel 2013 vengono finalmente regolamentati i provvedimenti penali da attribuire alla violenza di genere nei confronti delle donne.
Gli obiettivi conquistati dalle donne sono stati grandi, ma il percorso verso la parità è ancora lungo, specialmente in ambito professionale.